
Il 25° dell'autonomia comunale per un paese potrebbe apparire
come una ricorrenza poco rilevante, ma, analizzando le alterne vicende
che hanno caratterizzato l'ottenimento di tale riconoscimento giuridico,
non può che essere cerimoniato in maniera rispettabile, rendendo
grazie, con la memoria, a quanti si sono battuti per tale fine.
Priolo Gargallo ottenne già l'autonomia per 5 anni, dal 1812
al 1817, anni in cui il borgo fu fondato, e poi annesso a Siracusa per
motivi socio-economici.
Ma le vicende per l'autonomia priolese, trovano i primi cenni già
nel 1950, quando un gruppo di concittadini contattarono comuni che avevano
da poco ottenuto tanto, per avere maggiori informazioni su ciò
che avevano fatto, e furono contattati anche gli organi istituzionali
preposti, per venire a conoscenza dell'iter burocratico da seguire.
Due anni dopo, ovvero nel 1952, verrà costituito il primo comitato
Pro autonomia comunale, presieduto dal sig. Cutrale Domenico, e dal
suo vice, il parroco Francesco Amato, uno dei maggiori attivisti e sostenitori
morali durante il lungo cammino che aspetterà le persone di Priolo.
Questo comitato cominciò con la convocazione di pubbliche assemblee,
e fu redatto anche uno statuto composto da ben 45 articoli.
L'anno successivo fu anche avviata una raccolta di firme da allegare
alla domanda per la autonomia comunale, da destinare ad alcuni onorevoli,
che, però considerarono ben poco il tutto.
Nel frattempo passarono altri 3 anni, e si giunse nel 1955, quando l'onorevole
Faust D'agata presentò all' assemblea siciliana, un disegno di
legge per l'erezione di Priolo a comune autonomo.
Avvenne nell'anno successivo il primo dei cosiddetti avvenimenti "clamorosi",
ovvero le dimissioni in gruppo di 3 cittadini priolesi a Siracusa, dalla
carica di consigliere.
Subito seguitò il secondi di questi avvenimenti, ovvero l'astensione
pressoché totale dei cittadini priolesi dal voto, nelle elezioni
amministrative del 1956.
Fatti che ebbero grande spazi nella stampa nazionale, compreso l'avvenuto
arresto dell'automobile che trasportava il presidente dell'ARS La Loggia
nei pressi di Priolo.
Ma, grande fu la delusione quando arrivò la notizia che, a causa
della nuova legge in merito, da poco in vigore, andava ripresentata
tutta la documentazione necessaria.

Nel frattempo trascorsero diversi anni di calma apparente, e, solo nel
1962 il comitato decise di passare nuovamente ai fatti, e nel giorno
20 settembre durante lo sciopero generale, successero due eventi che
rimasero "memorabili", ovvero, l'aggressione ad un automobilista
che cercava di forzare il corteo preceduto da 50 fanciulli, e l'assalto
all'autobus di linea diretto a Melilli.
Seguirono ben 15 denunziati. E l'arenarsi della pratica. Infatti, per
ben 10 anni, non vi furono movimenti o azioni del comitato, che addirittura
si era "temporaneamente" sciolto.
Ma in questi lunghi anni cambiarono tante cose, sia a Priolo, che ormai
era divenuta una cittadina con una chiara identità industriale,
con un grosso movimento di mezzi e persone, sia all'interno del comitato,
adesso con tanti personaggi nuovi e quanto mai vogliosi di portare avanti
la "questione autonomistica", fra i quali Enzo Radino come
segretario, ed il Dott. Antonino Buonocuore, nelle vesti di presidente,
che costituirono nel circolo culturale "Tommaso Gargallo"
il "Comitato Pro Autonomia".

Questo comitato iniziò una lunga attività di comunicazione
e preparazione, riuscendo ad amalgamare idee, schieramenti, e quanto
altro, convergendo il tutto verso l'unico interesse collettivo: PRIOLO
COMUNE, al contrario del decreto Tepidino, che riferendosi alla zona
industriale siracusana, testualmente recitava: